Visualizzazione post con etichetta giorno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giorno. Mostra tutti i post

domenica 26 luglio 2015

Apollo e Selene, come nasce un'Eclissi



Al tempo in cui Zeus, padre degli Dei, governava il mondo dalla sommità dell’Olimpo, suo figlio Apollo, Dio del Sole, si era follemente innamorato della Dea della Luna, Selene. Selene era davvero bellissima. Aveva lunghi capelli argentei e pelle diafana. Il Dio biondo passava tutto il giorno a fissarla dalla sommità del suo carro mentre ella dormiva. Di notte, quando Selene splendeva nell’oscurità dei cieli, Apollo restava sveglio a guardarla e si struggeva d’amore per lei. Una notte, reso folle dal profondo amore che nutriva per la giovane, decise di dichiararsi. Prese il suo carro e la raggiunse in cielo. Selene lo vide arrivare e con lui arrivò il Sole. Tremava al pensiero che Zeus avrebbe punito Apollo, l’unico al mondo che ella avesse mai amato, per aver fatto sorgere il sole in piena notte. Per questo fuggì prima che egli la raggiungesse. Passò altro tempo e Apollo, nonostante si fosse convinto che Selene non lo ricambiasse, decise di farle un dono. Raccolse dei sassolini, li illuminò con la potenza del Sole e li scagliò nel cielo. Minuscoli diamanti di luce raggiunsero Selene e resero la notte un po’ meno oscura e solitaria. La giovane ne fu colpita e decise di dichiarare ad Apollo il suo amore. Prima di sparire con il sorgere del Sole, ella prese una stella e scrisse, con le sue lacrime argentee, parole d’amore per il Dio. La lanciò ad Apollo formando una scia di luce. Apollo non esitò un secondo di più. Prese il carro, la raggiunse e la strinse a sé. Il giorno e la notte si fusero insieme. Per giorni e giorni i due amanti restarono alti nel cielo. Gli uomini erano confusi. Non avevano più luce e buio, giorno e notte. Zeus, nella sua profonda saggezza, impose ai due amanti di separarsi, per ristabilire l’ordine delle cose. Passò un tempo che ai due sembrò interminabile. Non potevano più sfiorarsi, stringersi, amarsi. La Luna era sempre più opaca e il Sole non riusciva più a splendere. Vedendo che i due giovani erano tristi e soli, Zeus decise di fare loro un dono. Fece in modo che il tragitto nel cielo fosse più corto per Selene in modo che, col passare del tempo, i due amanti giungessero a toccarsi di nuovo prima di doversi separare. È in questo modo che i due giovani continuano ad amarsi da allora, desiderandosi quando sono lontani, amandosi quando infine riescono a toccarsi.


Un giorno, una settimana, un mese

Sai quando ho smesso di voler stare con te? Quando mi dicesti che io e te non potevamo mai stare insieme, che non saremmo stati bene perchè siamo troppo diversi. In quel momento giuro che mi sono arresa. E' difficile ammetterlo, ma in quel momento ho pensato davvero che tu avessi ragione.
Arrendendomi a quello che sentivo come un destino già scritto per noi due, però, mi sono persa un mondo insieme a te. Poteva essere nostro, quel mondo, o forse non lo sarebbe stato comunque. Avremmo continuato a trovare mille scuse, mille ostacoli, e avremmo continuato questo inutile teatrino. 
Quello che vorrei ora, in realtà, è infinitamente semplice.
Vorrei sapere cosa si prova a fare insieme a te tutte le cose che fanno generalmente due persone che si amano. Questo sarà il mio più grande rimpianto, mentre fino ad ora avevo sempre creduto di aver vissuto la mia vita a mille all'ora, pronta a tutto, senza dover rimpiangere niente. Mi ero sempre detta "meglio avere rimorsi per qualcosa che hai tentato, quando non avresti dovuto, che rimpianti per qualcosa che hai scelto di non fare per paura di fallire".
Adesso, invece, ho capito quanto sei importante per me. Ho capito che anche se non dici mai quello che provi non vuol dire che tu non provi niente. Ho capito che mi amavi, che mi hai amato anche quando io non ne ero sicura. Ho capito che forse non eri tu quello che doveva ammetterlo con se stesso, ma ero io che dovevo tirare fuori la forza di dirlo a me. 
E ora che sta per finire, perché lo sai anche tu che è quello che succederà, sento solo un grande dolore dentro, che mi scava una voragine di nulla assoluto. Non riesco più a sentire niente, per nessuno. Sento solo un'infinita tristezza.
Non voglio che tu diventi un ricordo. Non voglio svegliarmi tra dieci anni e ricordare quante notti abbiamo passato a parlare fin quasi al mattino, le battute, i discorsi, il suono della tua voce.
Quanto tempo ci resta ancora prima che finisca tutto? Un giorno, una settimana, un mese?

Mi manchi, mi sei mancato e mi mancherai. Ogni istante. 

Questo è tutto.